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martedì 5 aprile 2016

Canti dell'attesa

Attesa,
c'è chi attende la primavera, chi attende tempi migliori, chi attende un amore.
Un amore che cresce in simbiosi con la nostra vita, l'attesa di una nascita.
Anzi, di una nascita e di una rinascita.

Non sono ancora mamma, ma sono tanto figlia, e se oggi ancora, dopo 26 anni, i suoi occhi brillano nel ricordo della mia attesa posso solo provare ad immaginare che emozione dev'essere stata e che cambiamento di vita!

Così, ho deciso di omaggiare il nuovo inizio di questa primavera,
uno sbocciare profumato di gemme che erano solo nascoste ai nostri occhi distratti e che eppure erano lì, in essere, tutto questo tempo, aspettando solo il momento giusto per fiorire, con l'inizio di tutti gli inizi, lo sbocciare di tutti gli sbocciare, la nascita di una nuova vita.

Un processo primordiale tra i più misteriosi ed affascinanti del mondo, anzi dell'universo, che si svolge proprio sotto i nostri occhi, dentro i nostri corpi, ignari e pronti ad accogliere la grande novità.

Molti libri "per bambini" sono stati scritti forse più per mamme che per bambini sull'attesa;
libri che possono cullare e cadenzare l'attesa di queste mamme e bambini in divenire come tenere ninne nanne.
Quale dono più grande si potrebbe far loro se non regalare un caldo abbraccio di parole e colori?

Tra i tanti libri, quelli che io regalerei/mi regalerei sono:

"Canti dell'attesa"
con le stupende e delicate ventuno poesie di Sabrina Giarratana accompagnate dalle evocative illustrazioni di Sonia Maria Luce Possentini, che con la luce, quella del suo nome, dipinge bianchi fondali (e quale colore più del bianco indica la nascita?)
Canto della pazienza
Ci vuole tempo, tempo per fare
l'opera è grande, devo aspettare
ci vuole un lungo lavoro attento
perché si arrivi a compimento
ad aspettarti io sto imparando
e sarai tu che decidi quando
devo lasciare la porta aperta
la mia pazienza è una scoperta.




"La prima volta che sono nata" di Cuvellier e Dutertre.
Se proprio volete far commuovere le neo-mamme, o anche le mamme di tutte le età, o anche le figlie di tutte le età! 
Insomma, non ci si può non commuovere con quest'albo illustrato, o meglio si può, uno degli aspetti belli di questo libro è che ha tantissimi livelli di lettura, così, come poi è quasi sempre, un adulto lo leggerà in modo sicuramente diverso da un bambino; in questo caso, questo è veramente un libro per tutte le età, farà sorridere la protagonista, che i giovani seguono in una sua così naturale esplorazione della vita.
Vita che muta in continuazione, in un'infinità di prime volte, fino alla seconda nascita, perfino più profonda e sentita, quella in cui guardiamo il volto di chi prima sentivamo solamente in noi. 





"Crescendo" di Alessandro Sanna, un magico racconto silenzioso, tra le pagine, ed accompagnato dalla musica di Paolo Fresu.
Un racconto per immagini, un diario dell'attesa, che di settimana in settimana porta all'incontro più importante.
Delicati fotogrammi di un corpo che muta in silhouette.
Veramente essenziale e toccante allo stesso tempo grazie agli acquerelli del bravissimo Alessandro Sanna e ad un'intuizione semplice ma estremamente efficace e ricca di meraviglia.
Mi dispiace se con le parole non riuscirò a comunicare quanto vorrei, ma a volte le parole non servono.
Grazie 




domenica 27 marzo 2016

Liberi tutti!


Poco tempo fa ho scoperto il bellissimo albo illustrato di Arianna Papini "Liberi tutti!"
L'ho sentito leggere ad una giovane libraia, leggere ed emozionarsi.
Con gli occhi ci guardava e con la voce delicata raccontava i No ed i Sì del libro e sembrava che alla fine tutto sarebbe davvero andato bene, a prescindere da quanto ci saremmo preoccupati e di quanti pensieri avremmo caricato piccoli gesti, piccole esperienze. E con il suo fare materno ed accogliente io stessa mi sono sentita accolta, nel mio bisogno di libertà, di sperimentare, di correre, di giocare ancora a nascondino nel parco, ed allo stesso tempo, inaspettatamente, nel mio bisogno di sentirmi sicura, di controllo, di essere preparata per ogni evenienza.
Fiducia.

Non so spiegare se mi sia innamorata del libro, della sensazione, della melodia della sua voce; certamente tutto era già lì, dentro quelle pagine, dentro le poche parole, dentro i colori e le immagini scelte dall'autrice, perché se è vero che un libro è scritto solo per metà, un bravo lettore riesce a impastare quanto ha tra le mani, amalgamarlo bene con tutte le sue esperienze, condirlo con tutta la passione, valorizzare ogni leggera sfumatura tra le righe e darlo in pasto a chi ascolta che potrà prenderlo e cullarlo nel petto, se in lui risuona.
Ed in me ha risuonato.

Ha risuonato alla me bambina con una mamma tanto affettuosa quanto timorosa, alla me che si ritraeva ed alla me che vibrava di curiosità, alla me che ubbidiva sempre ad alla me che si ribellava.
Ha risuonato alla me grande ed alla parte di mia madre che porto in me, quella che a volte vede tutto difficile e che poi si sorprende per le piccole cose, ed alla parte bambina che porto ancora in me.
Ha risuonato alla me responsabile di altre persone, di altri bambini ed al rapporto, a volte difficile, con la mia professione, l'insegnante. Al mio occhio ansioso quando li vedo agitarsi, al mio orecchio teso quando li sento alzare la voce, al mio cuore veloce quando qualcosa esce dal normale.
Fiducia.
I bambini sanno cosa fare?
E noi?

martedì 22 dicembre 2015

Evocando - Mara Cerri

Evocando

La parola "evocare" risuona in me di antichi echi; corre e sguscia tra gli angoli delle pareti come fumo, sale dalla pianura come nebbia sollevando granelli luccicanti di polvere che si depositano, senza un rumore, dove è difficile vederli.
Rimangono lì, 
silenziosi, a volte per anni, accucciati calmi in un angolo. 
Poi basta poco per farli tornare a galla, come piccole bolle d'aria.

Questo il potere di alcune immagini,
Ho sfogliato due libri, in tempi lontani e in luoghi diversi, due libri che non avevo accomunato, che avevo succhiato con gli occhi e lasciato depositare finché li ritrovo vicini e mi rendo conto che, per tutto questo tempo, erano rimasti dentro di me a maturare.
E solo allora mi accorgo che non erano solo la mia sensazione ed il mio ricordo ad accomunarli ma dividevano qualcosa di ben più grande, la stessa autrice.

Nell'uno, raccoglie a ritroso piccoli sassetti lasciati lungo il percorso, per ritrovarsi bambina.
Nell'altro, guarda in alto, cammina, spera, desidera, si conosce.

Figure che emergono da una tazza di latte o dietro una tenda velata che balla di vento d'estate.
Figure delicate, metafore poetiche, che sfumano fino a scomparire.
Per un'immagine di donna sensibile, completa, che custodisce e culla teneri ricordi, che guarda, ancora, con occhi bambini la sua stella cadente.

Non c'è niente da fare, alcuni libri si comprano per i bambini, alcuni si comprano per sé.
Una frase, da Borges, che Mara Cerri ama:
" il libro è lo specchio d'ogni volto che sopra vi si china"


"prima nei segni sul foglio che cercavano di raccontarmi com'ero in quel momento. Poi sono arrivate le parole a dare senso ed unità, a spiegarmi quello che stavo facendo... soprattutto quello che stavo desiderando perché questo libro è un libro di desideri, il tentativo di sfuggire alla pesantezza che a volte mi prende ed è il peggior nemico”.
(dall'intervista per Alicenelpaesedeibambini)
            IL TEMPO SI FERMA CON LE FORCINE
    “I capelli cresciuti sono il segno del tempo trascorso e quelli di mia nonna sono capelli lunghi. Sono la sua vita grigia che ha fatto le doppie punte e che lei raccoglie in testa con le forcine. Ferma tutti i capelli nella sua crocchia, a far più brevi le distanze tra i ricordi vicini e lontani…”
                                                                              Da Dentro gli occhi cosa resta.





venerdì 18 dicembre 2015

A ritrovar le storie

Un gioco dell'oca in caselle di vita.

Un libro, un gioco, uno spettacolo teatrale. 
Un invito, un invito a raccontare e raccontarci.
Un turbinio di parole, catturate nel vento, che aprono finestre su storie, su mondi, su vite;
un turbinio di voci, ognuna uguale e ognuna diversa, ognuna giusta e ognuna sincera.

"La memoria è l'erba tagliata, 
l'abbraccio di nonna,
è profonda come un pozzo"
                        Dalla presentazione-spettacolo alla Fiera di Roma

Un invito che cerco di seguire e di cui sto facendo, anche qui, la mia bandiera, convinta che le storie che raccontiamo, le storie di noi, sono valore.
Insieme, per mano, a ritrovar le storie, a risvegliar le storie, entrando in punta di piedi nella stanza e parlando sottovoce come si fa con un bambino.
Storie che:

"Tanto tempo fa, quando i pesci volavano e le rape crescevano sugli alberi, le storie se ne andavano a spasso portate dal vento. Uomini, bestie, piante, tutti erano protetti dal suono delle parole che, intrecciandosi raccontavano e raccontavano.
Poi, chissà quando, le parole cominciarono a sbiadire, a rimpicciolire. Accadde lentamente. Le poche parole rimaste accorciarono le storie, i ricordi si fecero invisibili, le bocche mute."

Mia nonna cuciva grandi coperte patchwork, tanti pezzetti di stoffe diverse davano vita ad un immenso tappeto danzante. Su questa splendida terra di colori ascolto, ascolto come una bambina, la dolce voce che racconta e sembra conoscere tutte le storie del mondo e sembra voglia ascoltare proprio i miei occhi per mettere anche le mie storie nel suo grande baule, nella sua immensa coperta patchwork.
La ascolto e ricordo.
Nonno che mi spinge sulla bicicletta con le rotelle giù per la discesa,
le scarpe di vernice che son durate un giorno come farfalle,
l'albero di magnolia nel cortile della scuola,
il tesoro di pietre e piume nella scatola sul soppalco,
Vestito: il vestito smesso da mia cugina e finalmente mio,
So fare: ...
qui, nel paese di Tarot, sento che, veramente, tutto va bene, non devo cercare difficili risposte da adulta, posso dire:
"so raccogliere quadrifogli" 
e un nuovo mondo di poesia si schiude.






lunedì 30 novembre 2015

Vorrei un tempo lento

Vorrei un tempo lento lento

Vorrei un tempo attorno per fare un po' di tutto e crescere ogni giorni, prima fiore, poi frutto.

Per leggere il titolo devi respirare.


Non puoi leggerlo veloce, tutto d'un fiato, i bambini non ci cascano, ridono e ti smascherano!
Tu che leggi, non vuoi un tempo solo lento ma lo vuoi lento, lento;
è quel secondo lento che ti frega, che ti invita: 
"Aspetta, non aprire ancora il libro, assapora la parola ancora un po'..."

E' il passo nel fango, è la corsa sulla sabbia,
è il lasciapassare per entrare nel mondo del tempo sospeso, una bolla tra tempo e sogno in cui è possibile riposare.
Un libro che non puoi leggere di fretta ma da gustare come una caramella, piano piano, lento lento in tutti i suoi dettagli.

Su un'amaca di versi,
cullato dai colori,
qui e non qui,
tutto il resto fuori!





"Vorrei un tempo lento lento" compie un anno in questi giorni.
Edito nel novembre 2014 da Lapis edizioni.




venerdì 20 novembre 2015

Un leone a Parigi

Non sono mai stata a Parigi.
Un anno ci sarei dovuta andare, poi niente.
Ho visitato tante città europee ma Parigi mi manca.
E proprio per questo dentro me è intatta l'idea immaginaria di questa città, un'idea costruita come un grande collage da film, libri, cartoni, racconti, foto. Una grande mappa di carta riciclata con post-it qua e là, qualche vecchio ritaglio anni '20, un Topolino che fa capolino dal bordo, il volto di Amelie, l'immagine di un Cafè, i tetti spioventi, una foto di mia cugina da Piccola sulla Tour Eiffel.
Visitando una città, questa, inevitabilmente, perde la sua nuvola di magia e di sogno e l'immagine fantasiosa che per tanto tempo abbiamo custodito e costruito si va a sostituire con una più nitida realtà, palazzi veri, case vere, strade vere e persone vere, proprio come in tutte le altre città, proprio come qui a casa mia.

In questi giorni vedo tante immagini di Parigi, immagini che stridono con la mia mappa del cuore, lasciandomi perplessa.
In una visita in biblioteca mi capita tra le mani un albo illustrato che credevo aver dimenticato, e all'improvviso la fantasia romantica ritorna e ritorna sulle ali delle stupende immagini di Beatrice Alemagna e riconosco le vetrine che ho immaginato, i vicoli che ricordavo, ed una nuova parte del mio collage inizia a riformarsi e a venire alla luce.
Questa è l'immagine che voglio ricordare, questa l'immagine che voglio trasmettere di Parigi.
La città va avanti.

Il modo unico di illustrare di Beatrice Alemagna, che può sembrare spigoloso e sproporzionato, lascia il giusto spazio all'osservatore di leggerlo secondo le sue immagini e di immergersi nella storia.

Una storia un po' malinconica, di ricerca, di solitudine, di trovare il proprio posto.
Una storia di un leone, un leone a Parigi.
Un leone alle prese, anche lui, con il suo ideale della città, i musei, le cose da vedere e da fare,  una città in cui, invece, si sente solo e sembra quasi invisibile, fuori dal suo ambiente.

Finché cala la sera e con le luci romantiche riflesse nel fiume arriva una nuova atmosfera ed un nuovo cuore parigino.

Anche il leone riuscirà a trovare il suo posto, a sentirsi a casa, anche se non era quello che avrebbe immaginato o che noi ci aspettavamo per lui, al centro di una piazza, decide di fermarsi lì e farsi ammirare, fino a diventare una statua eterna.
Infondo, il bisogno più profondo è quello di essere visti.


Nei suoi libri Beatrice Alemagna trasmette tutto il suo amore per questa città.



sabato 7 novembre 2015

Alessandro Sanna: pennello e poesia

...pennello e poesia...

Le sfumature del cielo,
il suo riflesso nell'acqua che scorre placida.
Il rosa, il blu, il nero, il bianco
e tutte le sfumature nel mezzo.
L'atmosfera raccolta e speciale della sera;
la quiete di paesaggi sorpresi prima che gli osservatori si sveglino.
Il silenzio.
Silenzio che è sguardo attento e caldo, 
che è amore,
respiro.

Sfogliare un paesaggio.

Lo vedo cambiare sotto il mio sguardo.


"Quel ramo del lago di Como..."
Iniziava così e per anni mi è stato detto che il nostro sguardo veniva guidato come una cinepresa che lentamente si avvicina alla storia, come in un film.
Questo fa Alessandro Sanna nei suoi acquerelli, quasi cinematografici, ferma istanti, fa sorvolare la campagna, osservare dettagli e unisce il tutto creando una narrazione silenziosa, leggiadra ed emozionante, come in uno storyboard, come se si potesse veramente volare.

E nel farlo ci fa credere che tutto sia semplice, che tutto sia calmo.



Tra i miei illustratori italiani preferiti. Mi aveva rapito con il silent book "Fiume lento", Rizzoli, vincitore del premio Andersen del 2014 come Miglior albo illustrato.
Le motivazioni della giuria:
Per averci regalato, fra evocazione e rappresentazione, fra storia e natura, un ritratto vivido ed emozionante del fiume e delle sue storie.
Per un’opera commossa e commovente, solenne e vitale di altissimo valore espressivo.
Per disegni di assoluta e struggente bellezza, vibranti e incantati.





Attendo di innamorarmi di "Pinocchio prima di Pinocchio", orecchio acerbo editore,



Dall'intervista per Centostorie:
"Chi sono i tuoi illustratori preferiti?"
Alessandro risponde: 
"Pierino Matitone, Luigi Scarabocchio, Aldo di China, Nunzio Mezzatinta e Graziano Segnogrosso. Questi sono solo alcuni degli illustratori che stimo di più."


venerdì 23 ottobre 2015

Farfalle e artisti

"Orecchie di farfalla" un libro fatto ad arte

Alcuni albi illustrati hanno l'infinito pregio di poter essere libro ed opera d'arte;
di essere letti ed essere ammirati.
Alcuni hanno il pregio di mostrarci un modo diverso di rappresentare la realtà, non legato a idee preconcette su capacità e tecniche, guidandoci verso nuovi modi di illustrare, modi originali che diventano poi nuovi sguardi sulla realtà.
Alcuni disegnano la fantasia, ed il bello è che ognuno lo fa a modo suo.
Ed è proprio questo che fa di un disegnatore un Artista.

"Orecchie di farfalla" ne è un esempio.
I miei occhi quando l'osservano si ricaricano di bellezza e la mia mente si perde in mondi infiniti di creatività.



Quando poi a questo si aggiungono frasi dolci dai risvolti inaspettati allora l'opera è completa!
Con fili magici per capelli, naso di carta di giornale e occhi curiosi su sfondi ricamati seguo appassionata la protagonista posandomi sui dettagli come una piccola farfalla.




lunedì 5 ottobre 2015

Bambini nel bosco

Risultati immagini per bambini nel bosco
Immagina di essere un bambino e vivere in una realtà in cui sei stato privato di tutto, come un piccolo animale. 
Nessun vestito, nessun gioco, nessuna informazione.

Questa è l'unica realtà che conosci e riconosci. 
Non hai ricordi oltre che giorni che si susseguono uguali, circondato da altri individui come te. 
Con loro non condividi esperienze o risate, non sai come si fa e non immagini neanche si possa fare.
Condividete solo il cibo, quel poco che vi lanciano, e le lotte per procurarvelo.
Nessun legame affettivo, solo la legge del branco.

Un giorno, un bambino, proprio come te, scopre un tesoro; nascosto nel bosco, un libro di fiabe.
E qualcosa magicamente si sveglia nella sua mente e inizia a leggere.
Lettera dopo lettera scopre altre realtà, scopre il sapore delle parole.
E una sera, inizia a leggere ad alta voce a quei bambini che da allora diventano sui Compagni e come una carezza delicata che li sfiora anche loro scoprono altre realtà ed il sapore delle parole.

Con le parole arriva il parlare. Arrivano le domande su di sé e sul mondo.
I loro occhi si aprono e cercano risposte.

Le storie hanno risvegliato la loro umanità sopita ed ora, dopo aver letto e riletto e consumato tutte le storie nel libro, sono pronti a vivere la loro avventura alla ricerca di idee che sono spuntate nella loro mente solo quando ne hanno scoperto il nome, una Casa, una Mamma, un Abbraccio.

venerdì 2 ottobre 2015

Il mio Miramuri

Mi capita tra le mani questo libro, che poi chiamarlo 'libro' forse non è nemmeno tanto corretto.
"Miramuri" il titolo.
E non fatevi ingannare come me, non è una tenera storia che viene dall'oriente.
Ma molto di più, se si ha uno sguardo abbastanza aperto da riuscire ad apprezzarne la rivoluzionaria novità.
Da piccola guardavo le nuvole e immaginavo storie, da grande ho visto bravi fotografi riuscire a cogliere piccoli dettagli, apparentemente insignificanti, di oggetti quotidiani e rivoluzionarli.
Oggi, scopro, grazie a "Miramuri" storie infinite tra le pieghe della città, tra le crepe del muro, tra le sue incrostazioni.
Storie che fanno rivivere un'idea, un'immagine, un passato, che esaltano la dignità e l'identità della foto.


Allenare uno sguardo attento e curioso, audace e spontaneo, anticonvenzionale e artistico è fondamentale sin da piccoli e come, piccole gocce, di questo si nutre la nostra fantasia.
Allora prendo questo libro e, come già vi ho raccontato altrove, lo metto nella mia "Mensola delle letture promesse".
Lo porterò in classe e partendo da una di queste uniche tavole inventeremo storie e collegamenti provando e riprovando, ogni giorno in mille modi diversi, fino a sentirci immersi ed abbracciati dalla narrazione, fino ad immaginare libri aperti in tutti i nostri passi sulle strade che facciamo tutti i giorni da anni e che ormai non guardiamo neanche più.

L'arte è un'altra cosa ma giocare non costa nulla. Allora, seguendo lo spunto del libro che ci lascia qualche pagina bianca, ecco la mia personale sperimentazione. E voi, che aspettate?

Passeggiata in riva al fiume con amico a quattro zampe

venerdì 28 agosto 2015

Ogni foglia è una poesia

Le foglie cadute portano in se' il ricordo di quello che e' stato.
La malinconia del ricordo e uno sguardo saggio sulla vita.
Portano in se' le cucine di formica turchina degli anni '50 e la sera del giorno del compleanno che sta finendo.
Hanno i colori e tutte le sfumature nel mezzo.
Sanno di tramonto, sanno di fine estate.
Le foglie, a volte, sembrano parlarci e con i loro dolci sussurri seguono il nostro cammino come un respiro dell'anima del mondo.
Le foglie puntano al cielo
e le troviamo per terra.
Ne raccolgo una lungo il sentiero e la guardo: ogni foglia e' una poesia che sembra aspettare solo d'esser scritta.



Questa l'ispirazione che ho deciso di seguire e questa l'idea che mi e' stata fornita dallo stupendo libro di Artebambini 'Il museo delle foglie cadute' di Antoni Catalano nella collana 'Piccoli musei sentimentali'.
Unico e suggestivo, dalla grafica emozionante e con testi, che sfociano nel nonsense, semplicemente toccanti.



Queste le mie prime due pagine, l'inizio di un nuovo diario, pieno di storie e profumi, pieno di storia: la mia e del mondo.








Le facce sono scritte.
Anche le mani, dico, e le nuvole, il manto delle tigri, la buccia dei fagioli e il salto dei tonni a pelo d'acqua è scrittura.
Impariamo alfabeti e non sappiamo leggere gli alberi.
Le querce sono romanzi, i pini sono grammatica, le viti sono salmi, i rampicanti proverbi, gli alberi sono arringhe difensive, i cipressi accuse, il rosmarino è una canzone, l'alloro una profezia.
A me basta leggere la tua faccia, dice.
Che pagina preferisci? L'ultima, la nuca, con le rughe parallele di mio padre.

E. De Luca,  Tre cavalli

venerdì 24 luglio 2015

E se potessi comprare solo una parola?


E se potessi comprare solo una parola, quale sceglieresti?

Sarebbe "Mamma", la prima sorta sulle labbra per ricordare teneramente da dove vieni?
Sarebbe "Ciao" per poter salutare le persone sulla tua strada?
Sarebbe "Fame" per saziare lo stomaco o "Amo" per saziare il cuore?
Sarebbe "Abbraccio"? O, forse, "Aiuto" per riuscire a dire con una sola parola "Ho paura, stammi vicino?"
Sceglieresti la parola "Ancora"? 
Io probabilmente no...e se, invece, proprio quella piccola parola si rivelasse fondamentale e piena di significato?
O forse sceglierei la parola più lunga che mi viene in mente, solo per gustare più a lungo il suono della mia voce...allora direi: "Supercalifragilistichespiralidoso" o "Australopiteco"...
e sarebbe musica di nuovo!

Forse in un mondo in cui le parole si pagano al chilo ne useremmo di meno e, forse, sentiremmo di più. Forse, riusciremmo a guardarci e a capirci nel profondo, a sentire il respiro dell'altro e riconoscere la luce nei suoi occhi.
Ci abbracceremmo di più e forse saremmo più "istintivi".

Eppure, l'uomo ha bisogno di storie, ha bisogno di raccontare e raccontarsi, ha bisogno di parole!

Questo lo straordinario scenario de "La grande fabbrica delle parole".
Le parole vengono fabbricate, si comprano  (e si comprano care) e per questo diventano preziose...soprattutto per chi non può permettersele e deve accontentarsi di quelle che trova.

Così, con la potenza del cuore, e l'ingenuità dei bambini, ogni parola può essere magia, anche: "ciliegia, polvere, seggiola" per dichiarare un amore.


"Le mie parole sono ben poca cosa" pensa Phileas.
Fa un bel respiro e pensa a tutto l'amore che ha nel cuore.
Poi pronuncia le parole che ha catturato con il retino.
Le parole volano verso Cybelle:
Sono come gemme preziose.


Ho scoperto questo libro durante un corso di Nati per Leggere, tenuto da un ammaliante insegnante-lettore, di cui purtroppo non ricordo il nome. E' stata tra le esperienze più belle di sempre:
lui leggeva e noi ridevamo, lui continuava e noi piangevamo.
Ed è stato lui a farmi amare questo albo stupendo.
Più lo sfoglio e più, per magia, tra i suoi colori romantici e le fantastiche tavole di Valeria Docampo, noto dettagli nuovi e di senso che me lo fanno amare sempre  di più!
Dettagli come il piccolo cane triste nel retro, le lettere che volano nostalgiche tra le pagine come vecchie foglie, il retino che annuncia l'arrivo di Phileas, il grigiore della fabbrica e della città su cui spiccano solamente i poetici vestiti rossi di speranza e possibilità dei bambini.
Un mondo in questo piccolo libro.

Grazie a chi trasmette le sue passioni.


lunedì 13 luglio 2015

Lo stralisco

Mi avevano detto che fosse un libro sulla morte,
a me e' sembrato più un libro sulla vita.

Roberto Piumini, e già potrei fermarmi...
Incredibile che mare di libri esista, tutti diversi. Ed anche io, che ritengo di leggere tanto, mi chiedo se avrò letto, ad oggi, o in tutta la mia vita, almeno l'1% di questo mare.
La fortuna, alle volte, e' incontrare persone che, come te, hanno letto l'1% ma fatto di elementi diversi e potersi consigliare piccole gocce di mare da aggiungere alla nostra personale tazzina.

Cosi' mi succede spesso. Passo giornate a curiosare e spulciare tra gli scaffali della biblioteca, eppure tantissime cose ancora mi sfuggono....come questo piccolo capolavoro, che ho conosciuto solo ora!
Un'amicizia tra un saggio pittore ed un ragazzo, un'opera grandiosa e immensa, l'opera di una vita.
Un'opera che cambia sguardi e prospettive come uno schermo magico in grado di portare il Fuori, Dentro.

Anche il nome, prima bizzarro, ora evoca in me una chiara e serena immagine e non avrei potuto pensare a titolo migliore.
Pensate a un dipinto, un dipinto speciale, pero', che nasce dalle fantasie di un'amicizia. Pensatelo gigantesco, 4 stanze interamente pitturate.
E pensate a un dipinto che cambia giorno dopo giorno, i prati crescono, spuntano i fiori, si seccano piano piano, le navi si avvicinano e seguono le proprie rotte fuori l'orizzonte, i villaggi crescono o si spopolano. Non ho mai 'visto' una cosa del genere.
E sentirla raccontare dalla voce di Piumini e' veramente un po' come vederla...


"Ricordi la nave quando arrivò?"
"Certo che la ricordo."
"Voglio dire, ricordi che si fece vicina a poco a poco? Al principio era solo un puntino lontano, e non sapevamo nemmeno che era una nave...
Io vorrei che anche il prato fosse cosi'. Si può fare?"
"Si. Ma ci vorrà tempo."
"Prima delle montagne dicevi: abbiamo tutto il tempo, Madurer!" Fece il bambino imitandolo.
"E' vero. Abbiamo tempo, disse adagio, tutto il tempo che ci è dato, l'abbiamo."


Isole nel mare


Sconfinato mistero del mare.
Sempre uguale e sempre diverso.

Cielo pieno di lacrime versate,
nuvole dense di vita e colore.

Ti guardo e mi vedo.

Le tue onde mi sbattono dentro,
la tua quiete calma il mio dolore di vivere.

Sconfinato mistero di sempre,
come sei grande...
ti penso,
sei sempre li'
ad aspettare occhi che ti guardino.


E' ormai inverno, immagino il mare da solo sulla spiaggia a vivere le sue monotone giornate senza farsi notare. Io sono qui e lui è lì.
Eppure lo sento dentro me e lo leggo nelle mie emozioni.
La sua risacca è il mio pensare, la sua schiuma sugli scogli le mie risate.
Malinconico e misterioso, per me e per tutti, da sempre.
Non riusciremo mai a coglierne l'essenza, così vasto da risultare difficile anche accoglierlo nel pensiero.
Nella memoria di ognuno di noi ne custodiamo un fotogramma, minuscolo e relativo, e per noi quello è "il mare".
Per me sono le placide onde lunghe del crepuscolo sul lungomare di Sabaudia ed il sapore salato dei capelli umidi.
E nella memoria di ognuno di noi custodiamo anche tutti i fotogrammi che altri ci hanno lasciato immaginare, nascosti dietro le palpebre.

Due libri tra tutti, sono bagnati dal mare fino ad esserne zuppi.
Due libri diversissimi ed eppure imbevuti della stessa sostanza.

 Baricco e Quarzo parlano di mistero, cercano un'essenza, cercano delle risposte in quello specchio d'acqua che frappongono ai loro personaggi.

Il mare è il protagonista indiscusso in Oceano mare già dal titolo.
Personaggi altrettanto misteriosi si incontrano come sulla scena di uno spettacolo teatrale, tutti sono insieme ed ognuno è solo.
Solo con il mare, solo con se stesso.
Negli occhi ho ancora l'immagine delle tele bianche del pittore, pittore che dedica una vita intera a raffigurare il mare, a raffigurarlo su tele bianche.
Nella testa ho ancora la curiosità di leggere l'assurdo Trattato sui confini e scoprire dove nasce il mare, dove finisce la terra, dove iniziamo noi.

Ed è sempre il mare in questo secondo libro a dare una cornice ed un senso a tutto il racconto.
Vite che si incrociano per caso, una ricerca ed il mare.
La ricerca della verità, la ricerca di se stessi.

Li leggevo e rimanevo stupita dalle similitudini tra i due e dai rimandi con le sensazioni ed i ricordi più profondi che ho io da sempre, e mi chiedevo: c'è qualcosa di universale nel mare e nel nostro modo di guardarlo? Siamo tutti isole nel mare?

domenica 12 luglio 2015

Dentro l'occhio del lupo

Quando a Daniel Pennac fu chiesto quale preferisse tra i suoi libriha risposto'un libro per ragazziL'occhio del lupo'.

Ero piccola e non sapevo ancora chi fosse questo famoso "Daniel Pennac".
Guardavo il disegno, un lupo dietro le sbarre, leggevo la scritta 'L'occhio del lupo' e non sapevo cosa significasse.
Mia madre leggeva in silenzio le pagine, si commuoveva e non capivo il perché.

Ora che sono grande e mi ritrovo davanti la stessa immagine e le stesse righe stampate, che posso leggere con rapidità e senza più incertezze, tutto torna.

Torna la malinconia di un adulto nel leggere dell'amicizia di un bambino e un lupo allo zoo, tutti e due soli, tutti e due in gabbia, tutti e due arrabbiati.
Torna la commozione di un adulto nel ritrovare l'infantile semplicità della fantasia che rende liberi...e infondo, qui, non importa se poi quello che succede sia vero o no...un bambino non se lo chiede,  un bambino crede.
Torna la fascinazione di un dialogo silenzioso, occhio nell'occhio, scoprendosi ed imparando a fidarsi.

Scopro oggi, la bellezza di questo racconto e la sua poeticità.
Scopro i colori dolci e malinconici del passato e la speranza sopita.
Riscopro, come un vecchio amico, il lupo tra le sbarre ed oggi lo capisco.

Cosa darei per poter ascoltare le storie raccontate dell'Africa Gialla, Verde e Grigia.